La speranza cristiana: luce del presente e ponte verso l'eterno
Alla scuola di San Francesco, pellegrino e testimone della beata speranza
La speranza cristiana emerge come una dimensione fondativa della fede, un ponte tra il già e il non ancora che definisce il cammino del credente. Essa non è una vaga attesa del futuro, ma una realtà presente, fondata sulla promessa e sull'evento della risurrezione di Cristo. In un'epoca segnata dallo scetticismo e dalla perdita di fiducia, anche tra i credenti, questa speranza risulta spesso oscurata, relegata a una visione secondaria o astratta della fede. Tuttavia, il suo recupero è essenziale non solo per dare senso al vivere quotidiano, ma anche per illuminare il destino ultimo dell'uomo.
La sacra scrittura ci insegna che fede e speranza sono indissolubilmente legate, come dimostra l'uso del verbo ebraico bãtah, che implica fiducia e attesa. Questa unità indica che la speranza cristiana non è un'illusione ottimistica, ma una certezza radicata nella fedeltà di Dio. L'Antico Testamento prepara questa visione, ma è in Cristo che la speranza trova la sua pienezza: il futuro non è più solo una promessa, ma una realtà accessibile attraverso la sua morte e risurrezione. Paolo sottolinea che i credenti sono «salvati in speranza» (Rm 8,24), un'espressione che evidenzia la tensione escatologica della fede cristiana: vivere nel presente con gli occhi rivolti alla vita eterna.
In questa prospettiva, l'esperienza di San Francesco d'Assisi offre un esempio vivido e concreto. Francesco non parla spesso esplicitamente di speranza, ma la incarna pienamente nel suo stile di vita. La sua preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano — «Dammi fede dritta, speranza certa e carità perfetta» — sintetizza l'interdipendenza tra queste virtù teologali. La scelta radicale della povertà non è un atto di rinuncia fine a sé stesso, ma un gesto di totale affidamento alla promessa di Dio. Francesco vive come pellegrino in questa vita, animato dalla "beata speranza" di partecipare alla gloria di Cristo risorto.
Anche nella crisi, come quella vissuta negli ultimi anni della sua vita, Francesco testimonia che la speranza non è un sentimento statico, ma un cammino che può attraversare dubbi e oscurità. Il "sigillo" delle stimmate ricevuto a La Verna rappresenta un punto di svolta: un segno tangibile che Dio non abbandona chi si affida a Lui, anche nei momenti di smarrimento. Da questo incontro con Dio, Francesco rinasce con una rinnovata gioia, proclamando con convinzione: «Tu sei la nostra speranza».
Riflettendo su questo esempio, la speranza cristiana ci invita a una duplice responsabilità. Da un lato, ci richiama a vivere il presente con fiducia, sapendo che ogni gesto di amore, giustizia e misericordia è già partecipazione al regno di Dio. Dall'altro, ci spinge a guardare oltre, verso la meta ultima, senza temere la morte, ma accogliendola come passaggio verso la comunione piena con il Padre.
In una società spesso dominata dal cinismo e dal disincanto, il recupero della speranza cristiana può rappresentare una risposta alle domande profonde del cuore umano. Essa non è solo un sostegno individuale, ma una forza trasformatrice per la comunità, capace di orientare l'umanità verso un futuro di pienezza e redenzione. Vivere nella speranza significa, allora, accogliere ogni giorno come dono, con la certezza che, in Cristo, il nostro destino è già compiuto e il nostro futuro è sicuro.