3^ domenica di Avvent0
"Che cosa dobbiamo fare?", chiedono le folle a Giovanni. Risponde il profeta Sofonìa con la prima lettura: "rallègrati, figlia di Sion, esulta perché il Re d' Israele è in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura".
Gioiamo perché Colui che ci ama è vicino e la nostra grazia "sia nota a tutti", esorta S. Paolo. Non si può nascondere la gioia di chi ha vicino un "Custode e Difensore", dirà invece secoli più tardi Francesco d' Assisi nell' incontenibile coniugazione di Gioia.
Ma in che modo Giovanni annuncia l' arrivo di "Colui che è
più forte"? Ci viene in mente a quando "sussultò" nel grembo di sua
madre, a quando letteralmente "esultò" per la gioia inoccultabile quasi ad
anticipare il consiglio dato ai Filippesi: "la vostra amabilità sia nota a
tutti".
Crescendo lo si vede invece manifestare la sua Gioia nella "penitenza". "Come
può essere emblema di gioia un giovane penitente?", ci chiederemo. Ebbene, la
penitenza che vive e predica Giovanni non è sterile astinenza ma possiamo trarne
l' aspetto più vivo e fecondo dalle parole dell' Evangelista Luca in cui si
comprende chiaramente l' annuncio ad una penitenza che è "conversione".
Il Battista non chiede alle folle di privarsi del necessario
o peggio ancora di flagellarsi (come siamo abituati ad immaginare la penitenza)
ma vivamente consiglia loro di convertirsi, di tornare al progetto di vita che
è nel pensiero di Dio e per cui siamo stati creati, di rispondere semplicemente
a quel duplice comandamento che più tardi donerà Gesù: amare Dio e il prossimo.
La conversione non necessita di azioni straordinarie ma della volontà di
rendere straordinaria l' ordinarietà della propria condizione: chi ha tuniche, chi
ha da mangiare e quindi sufficientemente ricco si preoccupi per il fratello che
è in difficoltà; chi è incaricato a riscuotere tasse non abusi del suo potere; chi
detiene la giustizia la pratichi con carità e sapienza; la forza, invece, sia
mitigata da pazienza e mansuetudine.
In questo modo echeggiarono i consigli del Battista in colui che si presentava come il "penitente di Assisi", riconoscendo nella consuetudine della normalità Colui che è "Cibo di Vita", "Ricchezza nostra a sufficienza", "l' Onnipotente", "Carità e Sapienza", "Fortezza e Temperanza", "l' Umiltà e la Mansuetudine" per giungere a "cantare ed esultare" con Isaia per il Santo d' Israele che è tutto "il Gaudio e la Letizia".
Ecco perché il popolo in attesa si domandava se non fosse
Giovanni il Cristo: perché ne è stato riflesso, si è fatto Sua immagine, l' ha
riconosciuto e ha esultato, l' ha anticipato non solo con la "voce di uno
che grida nel deserto" ma incarnando le caratteristiche di Colui che è "il
Bene, ogni Bene, il sommo Bene" e "senza il quale non esiste alcun bene".
E senza gesti eclatanti ma solo vivendo autenticamente nella sua condizione la letizia
di un Salvatore potente che gioisce e ci rinnova col suo amore.
La pagina del Vangelo di questa terza domenica d' Avvento che
è definita "della Gioia" è il fulcro di tutto il carisma del nostro Ordine ed è
estesa alla vita di chi non sceglie la via religiosa ma nel suo stato vuol
conoscere Gesù Cristo: la conversione che siamo chiamati a vivere e
testimoniare con gioia e non come sacrificio ci insegna a rallegrarci per l'
Emmanuele che verrà a pulire la sua aia e raccogliere il frumento per il suo
granaio; ci chiede di abbattere il trono della nostra onnipotenza e credere
veramente che Colui che viene "è più forte" e quindi arrenderci alla "Grandezza"
di un Dio a cui Giovanni ci prepara a prendere parte.
E se la pagina di Luca sembra concludersi in toni amari per il "fuoco
inestinguibile" con cui brucerà la paglia, la nota più tenera ce la lascia
qualche versetto prima quando ci assicura il calore del fuoco con cui il Figlio
di Dio verrà a battezzarci e riscaldarci.
Vivere il Vangelo non è catastrofe o sacrificante schema di regole da seguire
che ci farebbero solo "cadere le braccia" ma è letizia per la certezza
che Dio è dalla nostra parte ed "esulta per noi con le grida di gioia"
che il profeta Sofonìa ci assicura e per cui S. Paolo ripetutamente ci sollecita
ad essere lieti.
Allora, caro fratello e cara sorella, coloriamo la nostra
vita di quel "rosaceo" di cui abbiamo visto oggi impregnata la Liturgia,
lasciamo che Cristo-Gioia goccioli da ogni singolo poro; impegniamoci a far si
che chiunque venga a contatto con noi possa essere contagiato dalla letizia che
assorbiamo dall' amore di Dio che nel Salmo responsoriale abbiamo visto tanto
generoso da permetterci di attingere acqua con gioia alle sorgenti della sua
Salvezza.
Supplichiamo il Dio "che supera ogni intelligenza" che insieme a Francesco
d' Assisi, anche noi possiamo essere strumenti di Pace e del lieto Annuncio, e
preghiamoLo affinchè ci conceda la buona volontà delle "folle" che seguivano il
Battista di mettersi in discussione e fidarsi di chi può indicare "cosa
dobbiamo fare".
Buona domenica della Gioia.
Fra Daniele e fra Paolo